01 Aprile 2025

Ipercolesterolemia: patologia sottovalutata ma ne soffre un italiano su quattro

Colpite più le donne che gli uomini. Le società Sic e SiBioC chiedono maggiore sforzo sulla prevenzione e un cambio di passo nei referti: "Più dettagliati e personalizzati". La senatrice Murelli (Lega): "Serve una refertazione che renda più chiaro il quadro dei rischi cardiovascolari"

Di Marta Tartarini

Il colesterolo è un nemico della salute troppo sottovalutato, lo dimostra il fatto che il 25% degli italiani, più donne che uomini, soffrono di ipercolesterolemia. A fare più paura sono le malattie oncologiche, ma i dati dicono che sono i problemi cardiovascolari a provocare il maggior numero di decessi nel nostro Paese. Ed è per questa ragione che, su iniziativa della senatrice della Lega, Elena Murelli, la Società italiana di cardiologia (SIC) e la Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica (SIBioC) hanno presentato oggi a Palazzo Madama un documento congiunto per chiedere un cambio di paradigma soprattutto nel sistema di refertazione dei profili lipidici, cruciali nella prevenzione delle cardiopatie.

 

Parliamo di patologie che in Italia colpiscono circa 5 milioni di persone. Un fenomeno quindi diffuso: l'eccesso di colesterolo, come risulta dall'Italian health examination survey, interessa un italiano su quattro con costi per la sanità che ammontano a 1,14 di miliardi di euro l’anno, tra ricoveri ospedalieri, farmaci e interventi chirurgici. Va da sé, dunque, che è sempre più necessario potenziare la prevenzione, diffondendo stili di vita corretti e puntando a una medicina personalizzata che passa anche attraverso il ruolo dei laboratori che refertano gli esami.

Murelli, promotrice dell’Intergruppo parlamentare per le malattie cardio, cerebro e vascolari e componente della commissione Affari sociali, ha sottolineato appunto che "l’ipercolesterolemia rappresenta un problema sanitario di grande rilevanza ed è sottovalutato. Dobbiamo lavorare sulla prevenzione, su diagnosi più accurate e a nuovo sistema di refertazione che renda più chiaro il quadro di rischio cardiovascolare per ogni paziente".
Come migliorare il sistema dei referti, invece, lo ha spiegato Pasquale Perrone Filardi, presidente della SIC, che è partito da un assunto: "Non esiste un valore troppo basso di LDL, meno ce n'è nel sangue e meglio è. Questo vale per tutti, non solo per chi è più esposto a fattori di rischio legati a età (con la fascia più colpita tra i 40 e i 69 anni), pressione arteriosa, diabete e, ovviamente, precedenti eventi cardiovascolari".

Se c’è un elemento da tenere in considerazione è proprio il fatto che in media gli italiani hanno il colesterolo alto: parliamo di un valore medio di circa 130 mg/dl mentre la soglia limite dei referti si ferma a 100. Ma è fondamentale anche comprendere, come ha evidenziato il presidente Filardi, che in realtà non esiste un valore che vada bene per tutti. Non a caso la soglia scende a 55 mg/l per le classi a rischio. Ecco perché “quando un paziente fa gli esami – ha osservato - è importante che non trovi scritto un solo numero, ma i valori specifici per le varie classi di rischio, in modo che possa poi, insieme al suo medico, valutare quale sia il proprio riferimento corretto".
Per questo il documento presentato a Palazzo Madama chiede, in linea con le indicazioni europee, che ogni referto offra un "quadro chiaro, leggibile, uniforme sul territorio nazionale e integrato dei valori lipidici", indicando quelli target di LDL specifici per ciascuna categoria di rischio.

Questa azione di contrasto funziona però se c'è la massima collaborazione dei medici di famiglia. Il presidente della Sic li incalza e chede una maggiore attenzione visto che "il 50% di loro non ha nei propri archivi i dati relativi al colesterolo dei propri assistiti".
Da parte sua Marcello Ciaccio, presidente della SIBioC, ha posto l’accento sula centralità del ruolo dei laboratori in questo sforzo di prevenzione: "I referti non devono mai parlare di valore normale, ma piuttosto di valori desiderabili in base alla classe di rischio. Inoltre, nel nostro documento diciamo che insieme al valore dell'LDL è indispensabile avere anche i valori dell'HDL e dei trigliceridi per avere un quadro più completo".

Dagli esperti, infine, una particolare attenzione è stata dedicata alle donne che hanno più spesso valori sballati e che soprattutto nella fase della menopausa, quindi attorno ai 50 anni, dovrebbero aumentare i controlli proprio perché più a rischio di patologie cardiovascolari. “L'Italia è un paese a rischio medio per questi disturbi, quindi non basso. E le donne, nello specifico, temono molto di più i tumori anche se gli infarti fanno molte più vittime", ha infatti ricordato Ciro Indolfi, presidente della Federazione Italiana di Cardiologia (FIC). Da qui la sua richiesta che il nostro Paese "si doti di un piano strategico nazionale proprio come ha fatto per le patologie oncologiche".

 

Il documento congiunto

 

 

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