Farmaceutica, bene la ricerca in sanità ma pesa il rischio dazi
Cattani (Farmindustria) scuote l'Europa che "perde terreno: scelga tra quella lenta, conosciuta fino a ora e che considera la salute un costo e quella che punta sulle Life sciences". Conviato di pietra la fuga di cervelli che non spaventa Bernini: "Ho paura solo del pessimismo cosmico"
Di Elisabetta Gramolini

Una popolazione globale che cresce e soprattutto che invecchia è di per sé già una sfida enorme per l’industria farmaceutica perché, aumentando i bisogni di salute, ci sarà sempre più necessità di investire in sviluppo e ricerca. Non a caso, le stime parlano di oltre 2 mila miliardi di dollari globali destinati al settore tra il 2025 e il 2030. Una fetta di mercato in cui la farmaceutica italiana sa di potersi piazzare. Ma nel futuro prossimo della Penisola, come pure dell’intero vecchio continente, ci sono anche sfide difficili da affrontare, a cominciare dalla guerra dei dazi e, quindi, dalle tensioni geopolitiche e commerciali. Uno scenario sul quale si innesta poi il difficile nodo della fuga dei cervelli (seppur ridimensionata dalla ministra Bernini). Tutti elementi decisivi del quadro che ha tratteggiato oggi il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, durante i lavori del convegno “Ricerca e futuro. Il contributo dell'industria farmaceutica per la salute di domani”, promosso dalla stessa associazione oggi a Roma.
MOTORE OCCUPAZIONALE
“L'Italia ha le capacità di attrarre una parte significativa di questi investimenti, grazie al valore del suo sistema, sia pubblico sia privato”, ha dichiarato Cattani. I numeri parlano chiaro: nel 2024, l’industria farmaceutica ha investito oltre 2 miliardi di euro in Ricerca e Sviluppo nel Paese, e altrettanti in impianti di produzione all'avanguardia e digitalizzazione. Un impegno che si traduce in una quota pari al 7% del totale degli investimenti, con una crescita del 21% negli ultimi cinque anni. Il settore si conferma anche un motore occupazionale per la ricerca, con 7.300 addetti dedicati a questa attività, in aumento del 3% rispetto al 2023 e pari a oltre il 10% del totale degli addetti del settore.
I SUCCESSI DELLA FARMACEUTICA
L’investimento della ricerca ha un impatto positivo sulla salute degli italiani. "Se in Italia – ha ricordato Cattani –, in dieci anni, 1 milione di persone in più sopravvive dopo una diagnosi di tumore, se in 20 anni la mortalità totale è diminuita del 25% e quella per patologie croniche del 35%, se più di 270 mila persone sono guarite dall'epatite C, se sono disponibili oltre 200 farmaci orfani, lo si deve anche agli straordinari sforzi fatti dalla ricerca farmaceutica".
LA PROVA ASIATICA
Il futuro dell'industria farmaceutica però non è privo di sfide. Oltre alle tensioni geopolitiche e commerciali, un tema cruciale è la dipendenza italiana ed europea da Cina e India per la produzione di medicinali. Da questi Paesi, infatti, proviene il 75% dei principi attivi e il 60% dell'alluminio necessario per il confezionamento. “L'Europa – ha ammonito Cattani – deve rapidamente invertire una tendenza che continua a vederla perdere terreno. Nuovi attori stanno emergendo con forza a livello globale, anche nella Ricerca e Sviluppo. Il leader cinese Xi Jinping, ad esempio, ha affermato nel giugno 2024 che l'innovazione hi-tech è campo di battaglia tra potenze".
Il presidente di Farmindustria ha colto l’occasione per lanciare un appello all’Europa, invitandola a scegliere tra "quella che abbiamo conosciuto finora, lenta, burocratica, disincentivante, penalizzante, che ha bruciato in pochi anni il vantaggio competitivo e che considera la salute come un costo. O quella che, con visione, considera le Life Sciences un investimento e passa dalle parole ai fatti".
LA FUGA DEI CERVELLI
Arrestare la 'fuga dei cervelli' e costruire le basi per il ritorno dei ricercatori emigrati altrove sono gli aspetti su cui si è soffermata la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. "Io – ha ammesso – non ho paura della fuga dei cervelli. Ho paura del pessimismo cosmico che si accompagna alla fuga dei cervelli. I cervelli non fuggono: vanno a contaminarsi all’estero”. La ministra sottolinea l’importanza di creare in Italia un ambiente di ricerca stimolante e competitivo per attrarre e trattenere i talenti. In più, Bernini parla delle novità attese per i futuri laureandi in medicina. "Ho insistito – ha detto – per l'apertura programmata del numero chiuso perché i medici non servono solo al servizio sanitario nazionale, ma anche all'industria farmaceutica".
L'ECOSISTEMA PER LA RICERCA
Gli investimenti in ricerca, sia a livello nazionale tramite il Pnrr sia in Europa con i fondi Horizon, ci sono e sono ingenti, secondo la ministra che, anzi, dal palco invita gli atenei a non rallentare la loro partecipazione ai programmi europei: "Non fatevi ubriacare dalla montagna di fondi che avete ricevuto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e continuate a competere per i fondi europei", aggiungendo che "bisogna fare infrastrutture di ricerca, perché non bastano gli sgravi fiscali”.
Pure per il presidente Cattani, il rientro in Europa di molti ricercatori "sarà un effetto domino eventualmente legato ai dazi, in cui chi vuole fare ricerca cerca le condizioni migliori anche di tutela politica". I grandi poli di ricerca e sviluppo europei e non solo "saranno – ha concluso – ora più attrattivi per molti scienziati".
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